Due frasi famose per motivi diversissimi: la prima è stata rivolta a san Francesco davanti al crocifisso di san Damiano; la seconda la leggiamo tutte le volte che scendiamo da treno e sul vetro delle porte ci viene ricordato di stare attenti al passaggio dal gradino alla banchina.
Che legame tra le due?
E che legame tra le due insieme e la Quaresima 2026?
Noi spesso viviamo il tempo quaresimale con l’aspettativa di colmare la diversità tra come siamo e come vorremmo essere: “Vorrei…, mi pacerebbe…, lavorerò per…”.
E nella confessione in preparazione alla Pasqua poi miseramente accertiamo che i nostri sogni sono rimasti tali, con l’aggiunta di un senso di frustrazione di aver preso in giro noi stessi e Dio soprattutto.
Quindi: “Mind the gap!”. Il Diavolo non accompagna solo Gesù nel deserto; viene a trovare anche noi nei nostri deserti; ci sbatte in faccia la nostra debolezza ricordandoci che non saremo mai all’altezza. Ma, poi, all’altezza di che cosa?
“Mind the gap!” ci ricorda che “the gap – il divario” a cui prestare attenzione lo colma Gesù! Egli è colui che ci viene a cercare, ci trova, ci mette sulle sue spalle e ci riporta a casa!
E quindi? La frase di san Francesco che senso può avere se, alla fine, tutto il lavoro lo svolge Gesù? Se non servo a riparare nulla, che se ne fa Gesù di me? L’affresco con cui Giotto ha dipinto la scena del sogno di Innocenzo III racconta di un Francesco che non ha vestiti sontuosi, non ha un fisico particolarmente prestante, non ha aiuti, sembra essere tutto tranne che un restauratore… Eppure, nell’evidente “gap-divario”, sostiene il colonnato della Basilica papale di san Giovanni in Laterano. Ci sono, purtroppo, persone che oggi si sentono liberatori, pacificatori, ordinatori… in una parola indispensabili. Francesco,
invece, con la semplicità che lo contraddistingue ci insegna ad essere pietra viva. E ciascuno, insieme a Francesco, parte originale ed unica: è Gesù che ci riporta alla dignità di essere parte unica ed originale -e quindi- preziosa.
“Mind the gap!”: significa che il divario non dice quanto siamo distanti, dice piuttosto quanta strada Gesù è pronto a compiere.
“Mind the gap!”: significa che il divario non dice che io devo fare qualcosa per ricostruire la casa, dice piuttosto che io devo tornare ad essere pietra viva dell’edificio di Dio. E da qui, volentieri, si parte per un cammino di conversione…
don Stefano
Dillo col Vangelo Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita Lc 15,32…
Il Vangelo torna a bussare alle nostre porte.Una Parola che entra, ascolta, crea legami Riprende…
Le parrocchie di Legnano propongono un cammino quaresimale di riflessione e preghiera per prepararci insieme…
Dillo col Vangelo Avete rivestito il nuovo Col 3,10 Prima i bambini!2 febbraio: giornata per…
Al termine della mostra è tempo di raccogliere le testimonianza di coloro che l’hanno vissuta…
L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o…